15 Lug Augh 2025
AUGH 2025
Foligno 5 e 6 luglio 2025
Peyote 185 km – 4350 dsl
Calumet 150 km – 3300 dsl
RACCONTO DI DIEGO UN VOLONTARIO DI AUGH:

È la seconda edizione di Augh a cui partecipo come aiuto/tuttofare e Asador (cuocio le salsicce!!!!). Cerco di muovermi come un osservatore discreto tra la piccola comunità di volontari che ogni anno in questo periodo dà vita a un evento di qualità straordinaria. Augh ha l’intento di riunire bikepackers provenienti da tutta Italia che portano in Umbria la passione per la bici e la vita all’aria aperta. I numeri stanno dando a questo intento una consistenza sorprendente.
Il percorso, che circoscrive il territorio di Foligno e che si interna per pochi chilometri anche nelle Marche, è duro, e con questo caldo richiede una certa dose di coraggio. Ma la “Tribù” (così la chiamano gli organizzatori) si raduna con convinzione e disciplina. Si muove placida e al contempo determinata intorno ai banchetti della registrazione in attesa del pacco iscrizione offerto ai partecipanti.
Tra i 400 iscritti a l’edizione 2025, erano in 250 circa quelli che hanno preso parte alla cena di briefing pre-Augh tenutasi nel cortile di palazzo Candiotti, la sede dell’Ente “Giostra della Quintana”, a Foligno. E che cena! Orecchiette salsiccia tartufo e porcini, collo di maiale arrosto e patate al forno, e per finire ricotta al forno con amarene. Lo staff espone i tracciati e segnala tutte le info necessarie.

Due sono i tracciati disegnati dagli organizzatori: uno da 150 km e uno da 185 km da percorrere in 2 giorni.
Le tappe sono ristorate e monitorate, ma dalla descrizione non sembra proprio una passeggiata.
Il mattino dopo da Piazza della Repubblica la Tribù si raduna e parte incolonnandosi lungo le colline e i sentieri tra Spello e Collepino, guardando ai pendii la Valle del Menotre, saluta il Sasso di Pale, raggiunge il belvedere sul Monte di Franca.
Dopo il primo ristoro (siamo a 900 metri di altezza), si doppia Arvello puntando al belvedere tra Collecroce e Monte Acuto, fino ai 1400 metri che scoprono le alture del Monte Pennino.

Raggiunto Colfiorito, e superato il castello di Popola, si arriva alla fine del primo giorno al “Villaggio” nei pressi di Volperino.
Grande cena e serata di musica e relax. Relax poi mica tanto perché dopo gnocchi al Sagrantino, porchetta e naturalmente salsicce alla griglia, Dj Paoletta sotto un Tee-pee circondato dai fumi della mensa e le luci delle fiaccole seleziona un mix di elettronica misto-soul, misto-dub, misto, ovviamente…..“tribal”, che incanta, complice l’oasi naturale offerta dal luogo e da una luna che illumina questo scorcio di Bel Paese allo stato puro.
Al Campo base la Tribù campeggia liberamente e recupera le forze. Il giorno dopo si riparte, si infilano il Castello di Popola, quello di Verchiano, i passi tra i monti di Cui, si scorge la grotta del beato Giolo, si circondano i Boschi di Terne di Pupaggi, si giunge al ristoro sotto il monte Serano in loc. Casarampi. Raggiunta la cima del Serano e solcati i parti sulla sommità, si riparte scendendo fino alla splendida Trevi per poi raggiungere Foligno e alla conclusione della seconda e ultima tappa.
Per uno che non se ne intende sembra un vero e proprio tour de force, ma ascoltando le voci raccolte in questi due anni dagli affezionati avventori è difficile trovare in altre manifestazioni simili un cocktail così ben miscelato tra richiesta tecnico-fisica e divertimento, tra convivialità e senso di appartenenza.
Credo che il segreto stia tutto nel taglio che gli organizzatori sono stati in grado di dare a questo che io oserei definire un “raduno”.
Si perché i numeri, come scrivevo più su, crescono e stanno dando ragione agli organizzatori. Per dirla semplice, ogni anno alle iscrizioni, c’è la fila.
Dicevo del “taglio”. Questa cosa della Tribù può sembrare una posa un po’ naif, ma non lo è. L’offerta di competenza tecnica, sforzo organizzativo, assistenza e servizio nei diversi ambiti di un incontro così gremito e complicato, trasmette generosità; un’alchimia che vuole e che sa infondere spontaneamente l’amore della Tribù per la loro terra e per la bici. Augh è un evento di cui non solo gli umbri dovrebbero andare fieri.
E’ raro trovare appassionati così naturalmente sedotti dall’opportunità di entrare in una comunità, ed è altrettanto raro ricevere un invito dalla spontaneità così disarmante.
Si suda e si soffre (anche davanti alla griglia!!!) ma quella pedalata sotto il sole vuol dire qualcosa di più.
Le persone sanno incontrarsi e condividere, sanno parlarsi e divertirsi; e di questi tempi è gran cosa.
Non so chi leggerà queste mie righe, ma lasciatemi salutare e ringraziare Simone e Daniele, i miei compagni di Asado, due fratelli dalla storia straordinaria che rappresentano una piccola metafora di Augh; una grande famiglia in cui nessuno viene lasciato indietro, dove tutti danno una mano, tutti portano la loro acqua.
Una storia di successo, come quello che merita questa che forse non è solo un evento ciclistico.
Saluti a tutti e grazie dell’attenzione, e ovviamente, Augh!
Diego Giannini